21.11.03

"Un'anima in fondo al canestro"

Credevo che Daniele Poto fosse uno
“scopritore di talenti” e invece ho
scoperto che è “soltanto”
un Uomo, un sognatore.

Siamo amici.

Daniele è un giornalista,
ma il suo sogno è scrivere ROMANZI.
Nel frattempo, ha appena pubblicato
una raccolta di brevi racconti.

Ha fatto tutto da solo:
scrive,
cura l'editing,
si autopubblica ( di tasca sua, cioè!)
e distribuisce le copie.

Basta mandargli un' email .
E lui, tramite posta, ti invia il libro.
Facile.
E tutto ad un "costo simbolico” ed omnicomprensivo.

Un'anima in fondo al canestro
è il titolo : racconti brevi ed intensi.

Io l’ho letto. E mi è piaciuto.
A volte ti lascia lì come davanti ad una
finestra aperta.
Altre, ti appassiona come un
dolce snack divorato in un istante.

Sono qui per invitarti a farlo: mandagli un'email.
Non te ne pentirai.

Di seguito incollo uno dei racconti tratto dal libro.

Buona lettura!
Maggie
NB: trovo entusiasmante la possibilità di scrivergli
un'email, anche dopo aver letto il libro:
Danile vuole avere riscontri,
di ogni genere... che ne pensi?
NNb: se non hai outlook, gli indirizzi a cui scrivere sono:
da.poto@tiscali.it oppure vukosava@tiscali.it

nb: ma oggi lo devo dire "Forza napoli"?
FORZA NAPOLI... checchè...apprescindere!!!
:)

" Il Dio del traffico " .
( tratto da ”Un'anima in fondo al canestro” )

Secondo me esiste un Dio molto terreno che governa il traffico e le automobili.
Perché non si potrebbe immaginare un senso, un ordine od una direzione, su questa
crosta stradale ferita, percorsa, ogni giorno, da milioni di macchine,
sfiancate dal nervosismo del guidatore; da un rombo di motore esausto;
dal suono meccanico dell’inquinamento acustico.

Deve esserci un Dio dei pedoni a far si che non siano messi sotto
dall’automobilista medio, pur camminando sulle strisce.

Un Dio che preghi per l’anima dei guidatori di Smart che
sfidano le leggi dell’impenetrabilità dei corpi e cercherebbero di
superare pure Schumacher,
se solo lo riconoscessero tra i volti anonimi delle migliaia di loro
che intersecano ogni giorno; connazionali, concittadini,
che forse abitano nello stesso immenso quartiere-dormitorio,
ma che lì, sull’asfalto, sono essenzialmente dei rivali e dei concorrenti.

Deve esserci un Dio del volante che fa si che i guidatori di due macchine
che vengono a contatto non escano dall’abitacolo e si ficchino una
coltellata nel basso ventre in perfetta contemporaneità
(perché questo è il livello dei rapporti nella società civile).

E’ lo stesso Dio che ti protegge quando sfili sull’autostrada
Roma-Firenze di giorno feriale
e c’è una processione ininterrotta
di Tir che sfiori, perché i lavori mai finiti ,
(se c’è l’inizio non è mai detto che ci sarà la fine),
hanno ridotto a due le corsie e quasi puoi toccare l’altro conducente.

E’ un Dio che non può salvare tutti, ma che risparmia molte vite
non innocenti; che ti preserva uno scrupolo quando vuoi essere
gentile e fai un frettoloso gesto con la mano e dici:
ed intanto pensi: .

Per me è lo stesso Dio che fa riposare l’asfalto la notte e gli dice:
Il senso della tua sopravvivenza è legato alla capacità di dimenticare>.

E’ lo stesso Dio che toglie la memoria a chi ha investito
ed ha negato una vita per una meccanica sbagliata, ma deve pur vivere.

E’ un Dio che mi ha dato un segnale quando traboccavo di nervosismo:
avrei voluto mettere le mani addosso a qualcuno e sono riuscito ad
avere due incidenti rovinosi a due incroci che conoscevo benissimo,
vicino casa, non rispettando la precedenza, neanche andando piano,
per danni complessivi di dieci milioni di vecchie lire. Per sfogare in due
crash la tensione accumulata e cercare di trovare un punto di fuga
in uno scontro.


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